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L’ABUSO DI POTERE NELLO STATO ATROFIZZATO PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Canti   
Lunedì 08 Marzo 2010 12:19

vauro su decreto salva liste

“Se un potere dispotico s’insediasse nei paesi democratici, esso avrebbe certamente caratteristiche diverse che nel passato: sarebbe più esteso ma più sopportabile, e degraderebbe gli uomini senza tormentarli. Un sistema che potrebbe sembrare paterno, ma che al contrario cercherebbe di fissare gli uomini alla loro infanzia, preferendo che si divertano piuttosto che pensare… Vedo una folla immensa di uomini tutti simili, che girano senza posa su sé stessi per procurarsi i piaceri minuti e volgari di cui nutrono la propria anima. Ognuno di loro considerato in sé è come estraneo al destino di tutti gli altri… Quanto al resto dei concittadini, non li vede: li tocca, ma non li sente. E se ancora la famiglia ha qualche significato per lui, è la società a non averne più alcuno.”      
                                                                                         (Alexis de Tocqueville, De la démocratie en Amerique, 1840)



L’attuale governo piduista ha sanato con una legge di comodo gli errori commessi dal Pdl, che avevano portato all’estromissione di Formigoni dalle elezioni in Lombardia e della lista berlusconiana a Roma.
Questo gesto unilaterale compiuto dalla maggioranza a tutela di sé stessa è la conferma di un’atrofia politica di base e di vertice, che somma un vizio finale alle colpe iniziali, rivelando il vero volto che nei sistemi democratici assume la forza quando è senza politica, e fuori dalle regole che la disciplinano e la governano: l’abuso di potere.
Come ai tempi del fascismo, il governo ha riscritto le regole elettorali per favorire il partito del capo. Hanno gridato di essere la parte giusta, la parte della democrazia, della libertà, proprio come le camice nere ai tempi del fascio. Hanno ribaltato le loro mancanze dando le colpe a famigerate toghe rosse che hanno tentato un golpe comunista e a un radicale mingherlino che li avrebbe malmenati. Hanno giornali e tv (quasi tutti) sotto controllo che hanno parlato di attacco alla democrazia, come ai tempi del fascio. Il capo piduista ha detto: “Non risponderemo delle nostre azioni. Potrebbero esserci delle violenze”. Come ai tempi del fascio hanno chiamato in causa il Capo dello Stato e lo hanno minacciato: “Ci trovi una soluzione gradita prima che qualcuno si facci male”. E lui intimidito gli lascia passare, dopo le leggi ad personam, ad familiam, ad aziendam, l’ultimo stadio evolutivo delle leggi personali fatte su misura: la legge ad partitum.
Questa legge prepotente che sana il loro abuso e riscrive le regole così come pare e piace a loro (piduisti) è uno scudo elettorale che premia i furbi e i ladri facendosi beffe di chi ha invece rispettato le norme.
Tutto ciò è un segnale preciso al Paese: il voler realizzare una democrazia autoritaria dove vige la regola “noi siamo noi, e voi non siete un cazzo” del marchese del Grillo.