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Allora… si è vista una violenta scenata, un presidente del Consiglio visibilmente alterato (anche se ha affermato: “io non sono mai stato irato in vita mia. E’ impossibile vedermi irato! La rabbia è un esclusiva della sinistra.”), un ministro della Difesa che prima gli fa da spalla, poi da guardiaspalla e – un po’ dopo – si presta a fare il picchiatore buttafuori da discoteca, privo del tutto – lui come il suo capo – di ogni senso di realtà.
La vera "lezione" che il presidente del Consiglio ha impartito all'Italia democratica nella conferenza stampa di ieri (più propriamente da chiamare evento brutale e imbarazzante) è stata esattamente questa: un’ennesima (l’ennesima), rancorosa manipolazione dei fatti, seguita dalla solita, clamorosa inversione dei ruoli. Del disastroso pastrocchio combinato sulle liste elettorali non sono "colpevoli" i dilettanti allo sbaraglio del Pdl che hanno presentato fuori tempo massimo documenti taroccati e incompleti, ma i radicali tafferuglisti e i giudici comunisti che li hanno ostacolati. Del pericoloso pasticciaccio deflagrato sul decreto legge di sanatoria non deve rispondere il governo che l'ha varato, ma i legulei "formalisti" del Tar che l'hanno ignorato, i parrucconi costituzionalisti che l'hanno bocciato e i bugiardi giornalisti che l'hanno criticato. Ancora una volta il caimano fa l’unica cosa che sa fare dalla sua “discesa in campo”, rimischiare le carte per far scomparire la realtà e far apparire un mondo fantasioso e irreale dove è perseguitato da fantomatici giudici comunisti, che vogliono “un’elezione come si faceva nei regimi sovietici”, radicali muscolosi e corpulenti che impediscono fisicamente di consegnare le liste, e media della sinistra che fanno opera di disinformazione.
Berlusconi evita accuratamente di assumersi le sue responsabilità di fronte al Paese. Ciò che ha detto e ripetuto, come se fosse vero, è che tutti i presenti, tutti i testimoni, tutti i protagonisti, tutti i poliziotti, i carabinieri, tutti i giudici di gradi, tribunali, funzioni e giurisdizioni diverse si sono inventati tutto. E’ più grave e allarmante di quanto ci possiamo immaginare. Il presidente del Consiglio italiano mente, e questa volta lo fa in tempo reale accanto ai fatti accertati, ai rapporti pubblicati, a sentenze dettagliate e note a tutti, senza smentite e – per quanto se ne sa – ancora senza ricorso. Infatti a dispetto delle nove, puntigliose cartelle con le quali ha ricostruito la sua originalissima “versione dei fatti” stanno due documenti ufficiali. Le motivazioni con le quali il Tribunale amministrativo regionale ha rigettato il ricorso del Pdl nel Lazio, e i verbali redatti dai Carabinieri del Comando di Roma. Basta leggerli, per conoscere la verità. Non è vero che i responsabili del partito di maggioranza hanno depositato la documentazione "entro le ore 12 del 27 febbraio 2010". Non solo la famosa "scatola rossa" con le firme è stata "riscontrata" solo alle ore 18 e 30. Ma all'interno di quel vero e proprio "pacco", come scrive il Tar, "non erano presenti i documenti necessari prescritti dalla legge". Né "l'atto principale della dichiarazione di presentazione della lista provinciale dei candidati del Pdl, né la dichiarazione di accettazione della candidatura da parte di ciascun candidato, né la dichiarazione di collegamento della lista provinciale con una delle liste regionali, né la copia di un'analoga dichiarazione resa dai delegati alla presentazione della lista regionale, né i certificati elettorali dei candidati, né il modello del contrassegno della lista provinciale, né l'indicazione di due delegati autorizzati a designare i rappresentanti della lista...".
Letta in chiave politica, la sceneggiata di ieri è un segnale di oggettiva debolezza, di un evidente stato di tensione in un partito mai nato e di un capo del governo che non ha mai pensato a governare, ma solo a comandare; imbarazzante come prova è l’annuncio da capo fazione chiamando il suo popolo in piazza il prossimo 20 marzo. L'intera politica berlusconiana, ormai, si distribuisce e si esaurisce in pochi, nevrili sussulti emergenziali: esibizioni strumentali su urgenze di scala nazionale (i rifiuti, il terremoto) e forzature parlamentari su esigenze di tipo personale (processo breve, legittimo impedimento). Per il resto, da mesi l'azione di governo è svilita, svuotata e votata alla pura sopravvivenza. Immaginare altri tre anni così, per un Paese sfibrato come l'Italia, fa venire i brividi. E’ ora che il centrosinistra si assumi le sue responsabilità e costruisca un’alternativa di governo che oggi più che mai l’Italia ha bisogno, senza commettere gli errori del passato. Ecco perché è importante che l’opposizione stia unita e che l’alternativa si costruisca sull’asse IdV-Pd per riportare il Paese su un sentiero di crescita economica, di equità fiscale, di modernizzazione sociale, di democrazia, libertà e giustizia. Ora sta al centrosinistra costruire e far tornare al centro della politica l’interesse generale.
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